Buste Paga – Informazioni generali

Retribuzione, lavoro dipendente e cedolino pagaIl cedolino paga, chiamato normalmente busta paga, è un documento fondamentale per il lavoratore, perché gli permette di dimostrare per chi ha lavorato e per quanto tempo. È molto importante, quindi, che ogni lavoratore conservi sempre con cura tutte le sue buste paga, sia per motivi burocratici, come la dichiarazione dei redditi, sia nel caso dovessero nascere controversie nei confronti dell’azienda.

La busta, uno strumento essenziale

La consegna della busta paga ogni mese è stabilita per legge. In base all’articolo 1 della legge numero 4 del 5 gennaio 1953, infatti, il datore di lavoro è obbligato a consegnare ai dipendenti, nel momento in cui viene loro data la retribuzione, un documento che riporti in modo chiaro tutti gli elementi che costituiscono lo stipendio ricevuto. Inoltre la recente sentenza numero 14411 del 30 giugno 2011, pronunciata dalla Corte di Cassazione, ribadisce un principio importante per i lavoratori: il fatto che abbiano firmato l’accettazione per ricevuta dei loro cedolini non toglie al datore di lavoro la responsabilità sugli importi. Nel caso di irregolarità, perciò, il dipendente può comunque agire legalmente nei confronti dell’azienda. In ogni busta paga, qualunque sia il contratto del lavoratore, ricorrono gli stessi elementi: non possono mancare nel prospetto i dati del lavoratore, i dati dell’azienda, il settore, il mese di retribuzione, la data di assunzione, la retribuzione, oraria e totale, l’ammontare delle trattenute Irpef e i contributi versati per la pensione. Le voci sono sempre le stesse, indipendentemente dal livello del dipendente e dai suoi compiti, mentre le trattenute, cioè le imposte e i contributi versati, in parte dall’azienda e in parte dal lavoratore, variano a seconda dell’imponibile, e dunque del reddito del dipendente.

Le voci del prospetto

La retribuzione ricevuta da ciascun lavoratore è divisa in una parte fissa, cioè la retribuzione stabilita dai Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro, chiamata anche “minimo sindacale”, che comprende anche gli scatti di anzianità, e una variabile, cioè tutto ciò che viene assegnato solo saltuariamente nell’arco dell’anno. Fanno parte di queste voci: gli straordinari, gli assegni familiari, le indennità, la tredicesima e la quattordicesima. A differenza dei dipendenti da lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato, i lavoratori con contratto a progetto hanno invece una busta paga più semplice: il datore di lavoro in questo caso deve dare soltanto il compenso stabilito dal contratto, in rate mensili. Non compariranno dunque voci come la tredicesima a fine anno, le ferie, i permessi retribuiti o il Tfr (Trattamento di fine Rapporto). Inoltre l’aliquota contributiva è minore rispetto al lavoro di tipo subordinato e va versata alla Gestione Separata invece che all’Inps. Il contratto a progetto, essendo più conveniente per le aziende, è molto diffuso e il suo utilizzo è stato spesso abusato, tanto che la recente riforma del lavoro è intervenuta per limitarne l’utilizzo solo nel caso la persona venga assunta per seguire reali progetti con un inizio e una fine ben delimitati.
Nel caso in cui il lavoratore si trovi a leggere una busta paga con voci ed elementi non chiari, deve fare riferimento innanzi tutto a quanto stabilisce il proprio Contratto Nazionale del Lavoro, e rivolgersi a un Caf. Sono moltissimi gli uffici che offrono questo tipo di consulenza in modo gratuito, o quasi.

Illustrazione: daxuomovolante – Fotolia